Coltan il minerale per cellulari che porta la guerra in Africa Documentario

coltan minerale cellulari morte in africaIl Coltan serve per fare cellulari, si vende 50 $ al kilo in Congo ma arriva a 50.000 dollari nei mercati finanziari, il Coltan é ormai un commercio più redditizio delle droga, e i gruppi armati congolesi ne hanno fatto la loro maggiore fonte di sostentamento, in un paese che ha avuto 4 milioni di morti negli ultimi anni.

 C’é un silenzio assordante che circonda questa sporca storia, sicuramente perchè va ad intaccare i Nostri interessi personali: come fare oggi senza smartphone o playstation?

Che muoiano pure, tanto sono sono amici Nostri, gli africani sono poveri e fanno guerre da sempre, non importa se 5,4 milioni di morti ci sono stati negli anni 2000 durante la Guerra Mondiale Africana,  senza che nessuno se ne accorgesse, se non qualche organizzazione umanitaria o dei missionari, chi se ne frega?

Non importa se ora, dei bambini di 7 o 8 anni scavano nel fango per cercare il Coltan, se non vanno a scuola e vengono pagati pochi dollari al giorno, se non giocano, Noi vogliamo i Nostri supersmartphone, vogliamo connessioni più veloci, e anche se le grandi multinazionali dicono di aver cessato di comprare Coltan dai guerriglieri del Congo, questo Coltana llora chi lo compra?

Ah, dimenticavo il Coltan viene usato anche per altri apparecchi di elettronica, tipo missili


Sopra un documentario di Report sul Coltan e il Congo, è del 2008, dopo 5 anni non è cambiato praticamente nulla ( é una video playlist, finito il primo video di 15 mnuti inizia il secondo, così per 1:03h…) ….

Coltan, un articolo de ‘la Stampa:

L’estrazione del mix di columbite e tantalite essenziale per la maggior parte dei congegni elettronici alimenta l’infinita guerra civile del Congo 

Quanto costa davvero un telefonino? Non sto parlando di offerte e sconti e promozioni, ma del suo impatto, delle sue conseguenze, per così dire.

Chi possiede un cellulare sa (o dovrebbe sapere) che cos’è il coltan. Si tratta di un minerale, anzi di una combinazione di minerali, columbite e tantalite, essenziale per la fabbricazione di tutti i gadget elettronici perché serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione. Dai cellulari alle cellule fotovoltaiche, dalle telecamere ai computer portatili fino all’industria aerospaziale, agli air bag, ai visori notturni, alle fibre ottiche, il coltan è presente e sempre più ricercato. Il suo valore, minimo fino a una cinquantina di anni fa, è in costante ascesa. Estrarlo non è semplice, si tratta di frantumare minutamente pietre in grandi cave all’aperto. Tipico lavoro da miniera, di quello duro, antico.

Ma non è solo questo, il punto è che il coltan, il suo sfruttamento, il suo commercio in gran parte illegale, sono alla base della interminabile guerra che devasta la repubblica democratica del Congo, l’ex Congo belga già provato dal feroce colonialismo di Leopoldo II, che è una delle più importanti zone di estrazione. I proventi della vendita del minerale servono infatti a pagare i soldati e ad acquistare nuove armi alimentando la lotta tra gruppi paramilitari e guerriglieri nella regione di Kivu, nella parte orientale del Paese e nei vicini Rwanda e Uganda. Un commercio senza regole con strane interazioni tra gruppi armati locali, multinazionali dell’elettronica occidentali e asiatiche e organizzazioni criminali internazionali.

Un tema di cui l’Onu si occupa senza successo fin dal 2002 e che si traduce in una catena di conflitti e sfruttamento, lavoro minorile compreso perché sono i bambini, specie i più piccoli – rapiti o comprati alle famiglie – i più adatti a calarsi nelle strette buche da cui si estraggono le pietre che contengono il coltan. A salari da fame. Secondo un rapporto di Watch International del 2009, la manodopera locale prende l’equivalente di 18 centesimi di euro per ogni kg di coltan estratto, che per i bambini scende a una paga giornaliera di 9 centesimi. Il prezzo di mercato del minerale arriva fino ai 600 dollari al kg.

Un’attività svolta senza alcuna regola né sicurezza per un mercato che ne è altrettanto privo. Se infatti il cosiddetto “protocollo di Kimberley”, di cui molte associazioni chiedono un omologo, ha posto un minimo di regole al mercato dei diamanti, per il coltan non esiste nulla del genere, malgrado l’amministrazione americana nella riforma di Wall Street abbia introdotto un articolo, il 1502, che prevede per i produttori di apparati elettronici quali grandi consumatori di coltan, l’obbligo della certificazione sulla sua provenienza. In mancanza di un organo di controllo, infatti, si tratta di mera autocertificazione. Sta quindi alla libera iniziativa delle singole aziende garantire che le apparecchiature elettroniche prodotte provengano da zone conflict-free e da una produzione legale. Quante lo faranno? 

Coltan, un articolo del Blogger Angelo Calianno:

Pensate ai vostri regali, pensate a quante volte dei genitori per far felici e rendere più moderni i loro figli gli hanno regalato telefoni cellulari e video giochi di ultima generazione. 

Ma qualcuno si è mai fermato a pensare a quanto costa realmente quell’oggetto così normale oggi per noi? Non in termini di denaro, ma in termini di vite umane e distruzione.

Uno dei componenti fondamentali di tutti i nostri telefoni, video camere, video giochi è un conduttore chiamato Coltan.

 

Che cos’è il Coltan? 

Molti pensano che molte guerre Africane siano la causa di conflitti tribali, ma non è così. 

Quasi nessuno lo sa, ma questo minerale è la causa principale della guerra che dal 1998 ha ucciso più di 4 milioni di persone in Congo ed è oggi, uno dei componenti fondamentali dei nostri cellulari, un metallo più prezioso dei diamanti.

 

Il coltan è la combinazione tra COLUMBITE e TANTALITE la percentuale di quest’ultima

appunto è quella che determina il prezzo del Coltan, dal Coltan si estrae la Tantalite , che è quello che serve nei nostri componenti tecnologici. 

Il coltan ha l’aspetto di sabbia nera e rappresenta un elemento fondamentale in video camere, telefonini e in tutti gli apparecchi HI TEC (come la playstation) serve a ottimizzare il consumo della corrente elettrica nei chip di nuovissima generazione e rendono possibile un notevole risparmio energetico.

 

Ma come si lega il problema della guerra al coltan?

L’ 80 % del Coltan in circolazione si trova solo in Congo, alcune delle più grosse multinazionali sfruttano queste miniere ed i congolesi che vengono pagati 200 dollari al mese (la paga di un normale lavoratore in Congo è di 10 dollari al mese).

Questo scatena una vera e propria corsa alle miniere da parte dei guerriglieri che se ne vorrebbero impadronire, non solo dal Congo ma anche dalla vicina Uganda e Rwuanda. 

Ma come è facile prevedere estrarre questo prezioso minerale ha i suoi effetti indesiderati, solo per i minatori ovviamente.

 

Il coltan contiene una parte di uranio, quindi è radioattivo, provoca tumori e impotenza sessuale, viene estratto dai minatori a mani nude… 

Le miniere di Coltan hanno l’aspetto di grandi cave di pietra, il minerale si ottiene spaccando la roccia; spesso i guerriglieri del RDC (Rassemblement Congolaise pour la Democrazie ) si divertono a terrorizzare i civili ed i minatori uccidendoli nelle miniere,tanto che racconta un ragazzo i lavoratori hanno dovuto scavare delle buche in cui ripararsi ogni volta che arrivano i ribelli. 

Qualche anno fa in Italia la gente impazziva per trovare nei negozi la Playstation 2, diventata introvabile, il motivo fu proprio la carenza del Coltan di cui si era fermata l’estrazione per i problemi legati alla guerra.

 

I soldi che le multinazionali spendono per estrarre il Coltan come sempre non servono per alimentare la popolazione, costruire scuole o ospedali, tutt’altro, servono a finanziare la guerra, comprare Armi, dar da mangiare ai soldati. 

Pochi sanno quali sono esattamente le società che comprano il Coltan, non è facile scoprirlo, perché ci sono decine di intermediari che passano dall’Europa, in particolare dal Belgio (si sospetta che anche l’ex compagnia aerea di bandiera belga la “Sabena” trasportasse illegalmente il minerale) 

Ma i principali fautori di questo che sta diventando un genocidio sono Nokia, Eriksson e Sony,

non basta ma sotto c’è anche un mercato nero del coltan che viene rubato dai guerriglieri e poi rivenduto attraverso altri mediatori ugandesi, rwuandesi, e spesso europei ed americani.

 

Come detto precedentemente il prezzo del Coltan varia a seconda della percentuale di Tantalite, nel 1998 il Coltan costava 2 dollari al kg, oggi ne costa 100, ma questo mercato è estremamente instabile ,perché nel 2004 quando la richieste da parte dell’occidente erano tantissime arrivò a costare 600 dollari al kg.

 

Recentemente è stato scoperto un nuovo giacimento di Coltan, in Amazzionia, si comincerà a lavorare presto con le conseguenze che tutti possono prevedere, forse altre storie di ribellione degli Indios e morte. 

Da piccolo mi venne insegnato che la risoluzione della guerra è sempre la PACE , temo che in questo caso se nulla cambierà, la fine della guerra del Congo, si otterrà solo con la fine delle sue risorse minerarie, e guerra e distruzione si concentreranno in un altro….

 

coltan miniera in congo


Coltan, un Articolo di Peace Reporter:

Chiara Castellani a Radio Popolare Salento: ‘Attenzione, qui non si sta consumando un conflitto etnico, questa è una guerra commerciale‘.

Che sta succedendo nel Nord Kivu? Si sta consumando una guerra più sporca di altre? O stiamo assistendo a un secondo atto della guerra etnica di hutu contro tutsi scoppiata tredici anni fa nel troppo vicino Ruanda?

Gli ultimi aggiornamenti. Dopo due giorni di combattimenti le forze ribelli guidate dal generale Nkunda hanno conquistato la città di Kiwanja e sconfitto le milizie filo-governative dei Pareco Mai-Mai. I cittadini, circa 35mila persone, sono stati costretti a lasciare le loro case e così i ribelli hanno avuto campo libero per saccheggiare, con tutta calma, le poche cose rimaste. Secondo testimonianze di caschi blu e reporters sul luogo, diverse decine di corpi sarebbero riversi nelle strade. Kiwanja è a soli 80 chilometri da Goma, la capitale del Nord Kivu. I combattimenti intorno alla città e a Rutshuru hanno costretto gli operatori umanitari a sospendere le loro attività. Il primo convoglio con il cibo era arrivato solo ieri e l’equipe di Medici Senza Frontiere (Msf) aveva ripreso a operare nei campi profughi. Nkunda ha accusato il governo di aver rotto il cessate-il-fuoco proclamato unilateralmente dal generale la settimana scorsa.  Il generale tutsi sostiene, infatti, che le milizie Pareco Mai-Mai, costituite per lo più da hutu, siano sostenute direttamente dal governo di Joseph Kabila. Stessa sorte è toccata nel pomeriggio alla città di Nyanzale. Anche lì stesso copione: evacuazioni e saccheggi. Intanto, i mezzi corazzati del dell’Onu si sono schierati intorno a Kikuku e i soldati hanno l’ordine di sparare, se necessario. La possibilità di arrivare a una trattativa è sempre più remota.

Un conflitto esportato. Stiamo rischiando di assistere alla continuazione degli scontri etnici tra hutu e tutsi? Stando a quanto dichiarato a Radio Popolare Salento da Chiara Castellani, un chirurgo volontario che vive nella regione da diciotto anni, non dobbiamo farci ingannare. Quella che si sta combattendo è una guerra più sporca di tante altre, non si tratta solo di un conflitto etnico “esportato” dal Ruanda. Ma, leggendo tra le righe, è facile capire che diverse potenze “anglofone”, nascoste dietro le spalle del presidente ruandese Paul Kagame e le sue mire espansionistiche, stanno facendo guerra alla Repubblica Democratica del Congo (DR Congo), colpevole di essere ricchissima di risorse del sottosuolo e di superficie. Diamanti, uranio, cobalto, un consistente patrimonio idroelettrico e coltan. Il coltan… tutti noi abbiamo una piccola quantità di coltan nelle nostre tasche: senza questo minerale i telefoni cellulari non potrebbero funzionare. Il suo prezzo è di poco superiore all’oro e l’ottanta percento dei giacimenti scoperti si trova proprio nella DR Congo, nel Nord Kivu a voler essere precisi.

Il Ruanda e le multinazionali. Nkunda ha cominciato a provocare disordini nel Kivu già da prima delle elezioni. Dietro alla supposta necessità di sostenere la minoranza tutsi dei Banyamulenge, ci sono gli interessi del Ruanda. Secondo Chiara Castellani, non c’era nessuna esigenza di proteggere un gruppo, quello dei Banyamulenge, abbastanza integrato nella società congolese. Nessuno ha interesse ad attaccare i tutsi, ma adesso, dopo le provocazioni del generale Nkunda e del suo gruppo armato, il rischio più grosso è che la minoranza tutsi attiri su di sé, incolpevole, l’odio della popolazione. “La vera ragione di questa guerra – continua la dottoressa Castellani – va ricercata nella difesa degli interessi delle multinazionali. Una difesa sponsorizzata da Kagame, che riceve il suo tornaconto”.

guerra congo coltan

 

Coltan / Congo un articolo di UNICEF Italia:

Una fila interminabile di sfollati diretti a Goma dal campo profughi di Kibumba, abbandonato per via dei combattimenti in corso nell’area – ©AFP/Walter Astrada

Con oltre 250.000 profughi provocati dall’ultima recrudescenza della guerra, salgono a oltre un milione (ma altre stime parlano addirittura di un milione e mezzo), i civili nella condizione di sfollati nel Nord Kivu, regione fertilissima e ricca di risorse minerarie nell’est della Repubblica Democratica del Congo. 

 

In altri termini, in questa vasta regione quasi un abitante su quattro è in fuga, spesso dopo aver perso tutto ciò che possedeva.

 

In  maggioranza gli sfollati sono donne e bambini, alcuni dei quali rimasti separati dalle famiglie nel caos della fuga. 

 

In situazioni simili, come spiega in questo video uno dei responsabili UNICEF per le emergenze, i bambini e le bambine sono esposti a gravissimi rischi: dalle epidemie di colera e morbillo, fino alla piaga della violenza sessuale.

 

L’insicurezza e il clima di violenza sono tali da spingere migliaia di famiglie ad abbandonare anche i campi profughi in cui vivevano da anni, per andare a cercare rifugio nei centri urbani, a cominciare da Goma, capitale della regione.

 

Circa 100.000 profughi nella zona di Rutshuru e Kiwandja hanno dato vita a un nuovo esodo per timore dell’avanzata dei Mai-Mai (milizie territoriali in lotta con l’esercito regolare).

 

Ed è qui, nonostante enormi rischi, che l’UNICEF e poche altre organizzazioni umanitarie stanno concentrando gli aiuti per una massa di sfollati che cresce di ora in ora.

Uno dei numerosi aerei carichi di aiuti UNICEF atterrati in questi giorni all’aeroporto di Goma, capitale del Nord Kivu – ©UNICEF R.D.Congo/2008/Harneis

L’UNICEF, presente da tempo in questa martoriata regione dell’Africa, ha prosegue le attività umanitarie già in corso (nei giorni immediatamente precedenti la crisi erano stati assistiti oltre 50.000 sfollati del Nord Kivu) per venire incontro ai bisogni della popolazione infantile.

 Nei centri sanitari specializzati per il trattamento della malnutrizione, come mostra questo video, i bambini posson ricevere un trattamento gratuito a base di Plumpynut.

 «Vediamo arrivare a Goma gente che è stata sfollata ormai due, tre, persino cinque volte in questi ultimi anni» riferisce Jaya Murthy, specialista dello staff UNICEF locale. «E abbiamo seguito decine di casi di bambini fuggiti da casa per arruolarsi nelle milizie» (su questo tema, suggeriamo questo articolo uscito sul Corriere della Sera)

 Per fronteggiare la sete e prevenire il colera e le altre infezioni da acqua impura, l’UNICEF ha inviato a Goma numerose autocisterne, ciascuna carica di migliaia di litri di acqua potabile, oltre a migliaia di tonnellate di sostanze per potabilizzare le scorte idriche. 

 Nonostante le gravi difficoltà operative, finora l’UNICEF e le Ong partner hanno vaccinato oltre 445.000 bambini sfollati contro polio e morbillo, somministrando anche vitamina A e farmaci antiparassitari; più di 255.000 sfollati hanno beneficiato della distribuzione di kit igienico-sanitari e di primo soccorso e l’UNICEF prosegue la distribuzione d’acqua d’emergenza nei campi sfollati del Nord Kivu ed Orientale; con le Ong partner AVSI e World Vision l’UNICEF ha riaperto 17 dei 24 spazi a misura di bambino distrutti a ottobre negli scontri tra esercito e CNPD: oltre 18.000 bambini ricevono assistenza tramite tali centri, mentre altri 8.800 beneficiano d’istruzione informale mediante altri 38 centri, 15 dei qiali aperti vicino agli Spazi a misura di bambino, per fornire un’assistenza integrata ai bambini sfolla

Mentre l’UNICEF sta allestendo decine di aule scolastiche d’emergenza in Ituri e Nord Kivu, sono 11 le scuole finora riabilitate. 

 Per saperne di più sull’azione di soccorso dell’UNICEF per gli sfollati nel Nord Kivu visita la pagina dedicata agli aggiornamenti su questa crisi. 

 Per aiutare i bambini e le madri sfollate del Nord Kivu puoi contribuire con una donazione online oppure nei seguenti modi:

 – cc postale n. 745.000 intestato a Comitato Italiano per l’UNICEF, causale: “Emergenza R.D. Congo” 

– con carta di credito telefonando al Numero Verde gratuito UNICEF 800-745.000 

– cc bancario n. 000.000.510051 presso Banca Popolare Etica, codice IBAN: IT51 R050 1803 2000 0000 0510 051, intestato a Comitato Italiano per l’UNICEF, causale: “Emergenza R.D. Congo” 

– presso la sede UNICEF della tua città

Coltan Columbite-tantaline su wikipedia

Coltan il minerale per cellulari che porta la guerra in Africa Documentarioultima modifica: 2012-11-11T18:27:00+00:00da blogmaster70
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Un pensiero su “Coltan il minerale per cellulari che porta la guerra in Africa Documentario

  1. Sono molto, molto amareggiata, davanti a tanta sofferenza e a tante ingiustizie, porcherie, guerre
    E terribile…..Come si può aiutare questa gente?
    Clara Bertolini

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