Il cinque Maggio (Alessandro Manzoni) testo, parafrasi e recitazione

Il cinque Maggio Alessandro Manzoni testo, parafrasi e recitazioneOdiata o amata questa poesia, che Napoleone era morto solo 3 giorni prima e il Manzoni, colpito da questa notizia scrisse questa ode postuma.

Il padre della lingua italiana moderna, volle così onorare un suo coetaneo che, in punto di morte prese i sacramenti cristiani, per questo la ode è più incentrata sulla spiritualità, che non sulle grandi imprese di Napoleone come generale o come Imperatore.

Di seguito, una bella interpretazione (Giancarlo Gori), il testo e la parafrasi; qui altri articoli utili per la scuola.

Testo Il cinque Maggio (Manzoni):

 

  • Ei fu. Siccome immobile, 
  • dato il mortal sospiro, 
  • stette la spoglia immemore 
  • orba di tanto spiro, 
  • così percossa, attonita 
  • la terra al nunzio sta, 
  • muta pensando all’ultima 
  • ora dell’uom fatale; 
  • né sa quando una simile 
  • orma di pie’ mortale 
  • la sua cruenta polvere 
  • a calpestar verrà. 
  • Lui folgorante in solio 
  • vide il mio genio e tacque; 
  • quando, con vece assidua, 
  • cadde, risorse e giacque, 
  • di mille voci al sonito 
  • mista la sua non ha: 
  • vergin di servo encomio 
  • e di codardo oltraggio, 
  • sorge or commosso al subito 
  • sparir di tanto raggio; 
  • e scioglie all’urna un cantico 
  • che forse non morrà. 
  • Dall’Alpi alle Piramidi, 
  • dal Manzanarre al Reno, 
  • di quel securo il fulmine 
  • tenea dietro al baleno; 
  • scoppiò da Scilla al Tanai, 
  • dall’uno all’altro mar. 
  • Fu vera gloria? Ai posteri 
  • l’ardua sentenza: nui 
  • chiniam la fronte al Massimo 
  • Fattor, che volle in lui 
  • del creator suo spirito 
  • più vasta orma stampar. 
  • La procellosa e trepida 
  • gioia d’un gran disegno, 
  • l’ansia d’un cor che indocile 
  • serve, pensando al regno; 
  • e il giunge, e tiene un premio 
  • ch’era follia sperar; 
  • tutto ei provò: la gloria 
  • maggior dopo il periglio, 
  • la fuga e la vittoria, 
  • la reggia e il tristo esiglio; 
  • due volte nella polvere, 
  • due volte sull’altar. 
  • Ei si nomò: due secoli, 
  • l’un contro l’altro armato, 
  • sommessi a lui si volsero, 
  • come aspettando il fato; 
  • ei fe’ silenzio, ed arbitro 
  • s’assise in mezzo a lor. 
  • E sparve, e i dì nell’ozio 
  • chiuse in sì breve sponda, 
  • segno d’immensa invidia 
  • e di pietà profonda, 
  • d’inestinguibil odio 
  • e d’indomato amor. 
  • Come sul capo al naufrago 
  • l’onda s’avvolve e pesa, 
  • l’onda su cui del misero, 
  • alta pur dianzi e tesa, 
  • scorrea la vista a scernere 
  • prode remote invan; 
  • tal su quell’alma il cumulo 
  • delle memorie scese. 
  • Oh quante volte ai posteri 
  • narrar se stesso imprese, 
  • e sull’eterne pagine 
  • cadde la stanca man! 
  • Oh quante volte, al tacito 
  • morir d’un giorno inerte, 
  • chinati i rai fulminei, 
  • le braccia al sen conserte, 
  • stette, e dei dì che furono 
  • l’assalse il sovvenir! 
  • E ripensò le mobili 
  • tende, e i percossi valli, 
  • e il lampo de’ manipoli, 
  • e l’onda dei cavalli, 
  • e il concitato imperio 
  • e il celere ubbidir. 
  • Ahi! forse a tanto strazio 
  • cadde lo spirto anelo, 
  • e disperò; ma valida 
  • venne una man dal cielo, 
  • e in più spirabil aere 
  • pietosa il trasportò; 
  • e l’avvïò, pei floridi 
  • sentier della speranza, 
  • ai campi eterni, al premio 
  • che i desideri avanza, 
  • dov’è silenzio e tenebre 
  • la gloria che passò. 
  • Bella Immortal! Benefica 
  • Fede ai trïonfi avvezza! 
  • Scrivi ancor questo, allegrati; 
  • che più superba altezza 
  • al disonor del Golgota 
  • giammai non si chinò. 
  • Tu dalle stanche ceneri 
  • sperdi ogni ria parola: 
  • il Dio che atterra e suscita, 
  • che affanna e che consola, 
  • sulla deserta coltrice 
  • accanto a lui posò.

 

Parafrasi Il cinque maggio (Manzoni):

  •    Napoleone è morto. Come il suo corpo rimase immobile dopo aver esalato l’ultimo respiro, così immobile rimase il mondo, colpito, stordito dall’annunzio,
  •     ammutolito, pensando all’ultima ora dell’uomo del destino; nè sa quando il passo di un uomo altrettanto grande tornerà a percorrere le stesse orme macchiate di sangue.
  •     Il mio ingegno poetico lo vide solitario vincitore ed in auge, e tacque e così continuò anche quando, con alterne fortune cadde, si risollevò e fu definitivamente sconfitto, non unendo la sua voce a quella di tanti altri poeti:
  •     si innalza ora commossa, non contaminata di elogi servili e di vili insulti, all’improvvisa morte di una figura simile; e dedica alla tomba un canto che forse resterà eterno.
  •     Dall’Italia all’Egitto, dalla Spagna alla Germania le azioni fulminee di quell’uomo senza esitazioni seguivano immediatamente il suo improvviso apparire; agì impetuoso dall’estrema punta dell’Italia fino al Don, dal Mediterraneo all’Atlantico.
  •     Fu vera gloria? Lasciamo ai posteri la difficile sentenza: noi ci inchiniamo umilmente al Sommo Creatore che volle imprimere su di lui un sigillo più forte della sua potenza creatrice.
  •     Egli sperimentò tutto: la tempestosa e trepida gloria di un grandissimo disegno, l’insofferenza di un animo ribelle che deve obbedire ma pensa al potere e poi lo raggiunge e ottiene un premio che sarebbe stato una follia sperare;
  •     provò la gloria tanto più grande dopo il pericolo, la fuga e la vittoria, il potere e l’esilio umiliante; due volte sconfitto, due volte vincitore.
  •     Egli si diede il nome: due epoche storiche tra loro opposte guardarono a lui rispettosamente come aspettando il destino; egli fece silenzio e si sedette tra loro come arbitro.
  •     Nonostante tanta grandezza, improvvisamente scomparve e finì la sua vita in ozio, prigioniero in una piccola isola, bersaglio di immensa invidia e di rispetto profondo, di grande odio e di grande amore.
  •     Come sulla testa del naufrago incombe e grava l’onda su cui poco prima lo sguardo del misero scorreva alto e proteso invano ad avvistare lontani approdi,
  •     così sull’anima di Napoleone scese il peso dei ricordi. Oh, quante volte ha iniziato a scrivere le sue memorie! E quante volte su quelle pagine cadde la sua stanca mano!
  •     Quante volte al tramonto stette con gli occhi bassi e le braccia conserte e lo assalì la malinconia e il ricordo del passato!
  •     E ripensò agli accampamenti militari continuamente spostati, alle trincee, lo scintillare delle armi e l’avanzare della cavalleria, e agli ordini concitati e alla loro rapida esecuzione.
  •     Ah, forse a tanto dolore cadde il suo spirito e si disperò, ma valido venne l’aiuto di Dio, che lo trasportò pietoso in una realtà più serena;
  •     e lo guidò per i floridi sentieri delle speranze verso i campi eterni, lo guidò verso la beatitudine eterna, che supera qualunque desiderio umano, lo guidò verso quel luogo dove la gloria terrena non vale nulla.
  •     Bella, immortale, benefica fede, abituata alle vittorie! Annovera anche questo tuo trionfo, rallegrati; perché nessuna personalità più grande si è mai chinata davanti alla croce di Cristo.
  •     Tu, o fede, allontana dalle stanche spoglie di quest’uomo ogni parola malvagia: il Dio che può tutto, che ci dà i dolori e ci consola si è posato accanto a lui, per consolarlo nel momento della sua morte.
  • fONTE DELLA PARAFRASI: http://manzoni.letteraturaoperaomnia.org/parafrasi/manzoni_parafrasi_il_cinque_maggio.html
Il cinque Maggio (Alessandro Manzoni) testo, parafrasi e recitazioneultima modifica: 2013-05-05T11:17:00+00:00da blogmaster70
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